Coccole 2020

Myanmar



Coccole …..

Finito il viaggio di Coccole, avevo bisogno di riposare due giorni prima di scrivere e rivivere questa esperienza che, come al solito, mi lascia sempre giù (per essere euforico…).
Dopo un viaggio di 32 ore da Milano sono arrivato nel villaggio di Namkahn, nel nord ovest del Myanmar vicino al confine con la Cina, dove si trova un monastero con 27 ragazze tra i 12 e i 16 anni, tutte madri a causa degli stupri subiti dai soldati birmani (al nord c’è una guerra infinita tra le varie tribù birmane e i militari, molto complicata da capire).

Le ragazze sono felici, hanno un tetto sopra la testa, hanno da mangiare per loro e per i loro piccoli e 5 monaci che le proteggono oltre a gestire tutto, e non è poco!

Vivono in estrema povertà vendendo al mercato locale frutta e verdura del loro orto, e i guadagni gli bastano a malapena per sopravvivere.

Sono riuscito a ribaltare la situazione comprandogli di tutto: frigoriferi, televisione, letti, coperte (fa un freddo boia qua), scaldabagno, sanitari (usavano la turca prima), lavatrici, vestiti per loro e per i piccoli (che hanno tra i 2 mesi e i 5 anni), stoviglie per la cucina, cucina e tanti giochi per i piccoli.

C’erano due ragazzine di circa 12 anni incinte che avevano raggiunto da poco il monastero. 

Le ho portate a fare una visita  medica E, durante il tragitto, una delle due, Banai, mi ha raccontato un po’ della sua storia: era stata mandata a lavorare a casa di un generale, dove ha subito abusi e violenze da lui e dai suoi colleghi per 2 anni. Quando è rimasta incinta è stata cacciata di casa perché non serviva più e la sua famiglia l’ha rifiutata perché ne ha disonorato il nome e poi non possono comunque mantenere lei e il suo bambino in arrivo.

Bella famiglia di M…

Dopo la visita medica e un mega pranzo siamo tornati al monastero, dove sono rimasto 4 giorni. Non riesco a spiegarmi come trovano la forza di sorridere sempre ….. ne ho da imparare ancora!


Andando più a nord (con un visto speciale concesso dal governo), sulle montagne, posto di una bellezza rarefatta, in un villaggio, Lai Zar, c’è  una realtà che un po’ mi aspettavo ma non così….

155 bambini e ragazzi tra i 4 e i 14 anni e 15 monaci che fanno del loro meglio per aiutarli (senza riuscirci molto) .
Mi racconta Chai, uno dei monaci, che tanti  sono vittime di abusi sessuali, sia da parte dei soldati birmani sia a causa del mercato del sesso; altri  sono stati abbandonati dalle famiglie che non possono mantenerli, e altri sono orfani delle guerre fra le tribù locali. 

Capisci subito la differenza: quelli abusati sessualmente stanno da parte, non parlano, non giocano; gli altri giocano, ridono e cercano compagnia, anche la mia. 
Dopo la colazione, riso e verdura, tutti a studiare (alcuni diventeranno monaci) poi si lavora un po’ nell’orto e infine tempo libero per giocare. 

La doccia si fa nel fiume. La temperatura a volte scende anche sotto lo zero, e non è proprio il massimo lavarsi con questo freddo, infatti c’è un odore nel dormitorio….
In generale il posto è molto trasandato, la struttura è di lamiera con bagni fatiscenti e cucina molto improvvisata.
Ogni bambino ha un lenzuolo e una scatola di ferro per custodire gli effetti personali, vuota praticamente….
   


C’erano due fratellini sempre mano nella mano; lei, la piccola, avrà 5 anni, lui 9, pieno di cicatrici su tutto il corpo, entrambi vittime di abusi sessuali; ho provato a dargli dei giocattoli ma, non appena mi sono avvicinato, lui si è messo davanti con i pugni stretti come per dire: non azzardarti ad avvicinarla . Ha preso i regali per entrambi e sono andati in un angolo a giocare.

I loro genitori  sarebbero fieri di lui, io volevo solo abbracciarlo, ma niente, l’uomo bianco è sempre un mostro per loro.

Altri bambini sempre in un angolo con lo sguardo perso, spenti, sporchi e senza niente e nessuno al mondo; che futuro avranno?

Ho portato quasi 40 bambini in ospedale per fare delle visite (avevano segni visibili di violenza sul corpo) e c’era da controllare il non visibile, che è peggio. Mi sono fermato 2 giorni in ospedale con loro e poi ho “affittato” due medici dell’ ospedale per venire con me a visitare tutti gli altri bambini (era più facile portarli là che portare tutti i bambini in ospedale).
Avrei voluto comprare molte più cose (soldi ce n’ erano grazie a voi!) ma nella zona l’offerta era limitata. Comunque lenzuola, lavatrici (4), scaldabagno, frigoriferi, tv, cucina, stoviglie, vestiti, scarpe, sanitari, pentole e tante altre cose hanno reso questo posto più accogliente, insomma più casa! 

Gli unici giochi che ho trovato sono i palloni, un po’ di Barbie (ovviamente fake) e le corde per saltare. Volevo fare tanto il figo che sa saltare invece sono caduto come una pera (caviglia dolorante), ma almeno ho strappato una risata ai due fratellini che erano là vicino. E chi se ne frega del dolore ….

Sono stato con loro 9 giorni intensi, ma il sorriso dei fratellini è quello che mi rimarrà nel cuore. Questo per me è Coccole. 

Grazie per avere la pazienza di seguirmi e condividere con me queste esperienze . Ora, zoppicando ancora un po’, mi rilasso e rifletto…. Grazie ancora 
Nir
P.s. L’anno prossimo Coccole compie 18 anni…. festa ?
   

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